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Maldracini: il ritorno (prima parte)

luglio 6, 2009

Erano passati due anni dal cruento duello tra Melchiorre e il Conte Maldracini.

Nonostante il Conte fosse stato battuto ed il suo castello dato alle fiamme, il suo corpo non fu mai ritrovato.

 Balossi invece continuava la sua felice gestione dell’ agriturismo Piacenza  insieme alla sua famiglia ormai allargata. Lui e la moglie Giulia avevano avuto infatti una bambina, Chiara.

 Le gesta di Melchiorre erano ben note in tutta la Val Tidone ed egli era visto come un autentico eroe.

A Badenigo, un paesino attaccato a Vicobarone, c’era un piccolo podere all’apparenza decadente ed abbandonato, ma che in realtà era sempre stato attivo nella produzione del pregiato gutturnio.

Il proprietario del podere era una persona apparentemente schiva e riservata, che non usciva mai di giorno ma solo nelle ore di buio.

Era un individuo molto affascinante di mezza età, molto alto, circa due metri, e con una voce molto profonda e gutturale, poiché aveva tre testicoli… si può benissimo immaginare chi fosse questo curioso personaggio.

 C’è da chiedersi piuttosto come fosse sopravvissuto dopo essere stato trafitto in pieno petto da un paletto appuntito di rovere.

 Il Conte Maldracini era precipitato esanime in fondo ad un pozzo nel suo giardino. Nonostante la grave ferita, il cuore non era stato danneggiato completamente, e anche se aveva bevuto una dose mortale di acqua minerale che lo stava quasi per uccidere, Maldracini si salvò in extremis bevendo vino in una piccola borraccia metallica che si portava sempre appresso nel taschino per le emergenze (mica scemo!).

 Il pozzo del castello di Vicobarone era in realtà un passaggio segreto che conduceva ad un altro pozzo a Badenigo, proprio dove c’era il podere locale.

In questi ultimi due anni Maldracini aveva ritrovato l’antico vigore ed il suo famigerato appetito sessuale. Ma ciò che aveva di più forte era la sua sete di vendetta nei confronti di colui che lo aveva quasi ucciso.

Maldracini voleva assolutamente la testa di Balossi e fu in un certo senso molto fortunato quando venne a sapere che Melchiorre desiderava affittare un podere della zona per produrre vino per il suo agriturismo.

Un giorno Balossi ricevette una lettera da parte di un certo Marcellino Gerardo, proprietario di un podere a Badenigo, che cercava qualcuno che glielo affittasse. Inoltre nella lettera c’era scritto che Gerardo invitava Balossi ad una cena nel suo podere per conoscersi e discutere del possibile affare.

Balossi accettò volentieri l’invito e la sera stessa si recò a Badenigo. Erano le 21:00 e quando si presentò sul posto, Balossi rimase piuttosto sorpreso, e un po’ deluso, nel constatare lo stato di decadenza del luogo.

 Tuttavia, quando diede un’occhiata ai vigneti del podere la sua espressione da delusa divenne gioiosa e meravigliata: non aveva mai visto dei vitigni più belli.

 Quando mise piede dentro la grande cascina del fantomatico Marcellino Gerardo si rese conto che l’illuminazione dell’edificio era costituita esclusivamente da candele.

La cosa lo fece rabbrividire perché gli rammentò uno spiacevolissimo fatto accaduto un paio d’anni prima. Non trovando nessuno ad accoglierlo provò a chiamare a voce il proprietario: “Signor Gerardo! C’è nessuno?”; un dolore lancinante alla nuca e poi il buio.

Maldracini, ovvero Marcellino Gerardo, aveva colpito Melchiorre alle spalle privandolo dei sensi. Balossi si risvegliò mezz’ora dopo, incatenato ad un muro. Guardandosi intorno capì, nonostante lo stordimento, che era in una cantina.

 La luce dei raggi lunari filtrava attraverso delle finestre poste in alto dando a quel luogo tetro un minimo d’illuminazione. Maldracini sorridente si presentò a Melchiorre, che appena lo vide impallidì. “Non è vero! Tu sei morto!” gridò Balossi.

 Il Conte non parlava, si limitava a sorridere. Voleva gustarsi il volto terrorizzato di Melchiorre. Poi finalmente aprì bocca: “Quanto tempo, eh?!”, “Ma com’è possibile?! Eppure ti ho trafitto al cuore!” Si chiedeva disperato Balossi.

Maldracini allora raccontò tutto all’incredulo Melchiorre. Poi, per la prima volta, raccontò qualcos’altro: le sue origini.

Il conte Maldracini, secoli addietro, era un tirannico signore che governava la Val Tidone. La sua attività preferita era fare sesso. Per cui, siccome era potente e nessuno aveva il coraggio di ribellarsi, poteva disporre a suo piacimento di tutte le donne che voleva.

Soffriva di una malattia della pelle che lo costringeva ad uscire dal suo maniero solo di notte, questo era il suo unico difetto.

 Purtroppo, gli anni passavano anche per lui, e non volendo perdere la sua vigoria fisica e le sue capacità amatorie, desiderava l’immortalità. Fece un patto con una divinità adorata da quelle parti: il dio Bacco.

 La divinità concesse l’immortalità a Maldracini, ma questi, in cambio, avrebbe dovuto per l’eternità alimentarsi unicamente di vino. Doveva berne parecchio ogni giorno o avrebbe perso vigoria e sarebbe deperito in fretta.

Ecco come da allora il Conte Maldracini divenne l’onnipotente Signore della Val Tidone.

Detto questo, il Conte si assentò dal suo podere per qualche ora lasciando solo il suo prigioniero.

Nel frattempo Giulia, non vedendo tornare a casa il marito, si preoccupò molto e decise quindi di raggiungerlo a Badenigo dopo aver lasciato la piccola Chiara in custodia a suo padre.

Fine prima parte

Black Erki

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