IL CONTE MALDRACINI

Per  secoli, a Vicobarone un paesello della Val Tidone sui colli piacentini, visse un oscuro personaggio che terrorizzò le popolazioni locali.

Questo sinistro, temuto e violento individuo era il Conte Maldracini. Era molto potente e nessuno, ma proprio nessuno, osava ribellarsi al suo volere.

Quest’uomo, ma più che un uomo un mostro, visto che era considerato immortale, aveva alcune curiose ed insolite caratteristiche: non mangiava nulla, il suo unico nutrimento era il vino rosso. Il suo preferito era il gutturnio.

 Inoltre in base allo stato d’animo o all’attività che doveva svolgere, sceglieva che tipo di gutturnio bere: quando era calmo e tranquillo beveva il fermo, quando era nervoso o doveva uccidere, beveva quello vivace, le cui bollicine inebrianti lo eccitavano.

Un’altra caratteristica di questo essere era che aveva tre testicoli. Infatti, proprio per questo motivo, la voce del Conte era molto rauca, profonda e tonante.

A causa di una malattia della pelle non poteva esporsi alla luce del sole, di conseguenza usciva solo la notte. Era noto per la sua vigoria fisica e la sua sete di sesso non aveva limiti, per questo era molto temuto, poiché la notte usciva a caccia di belle donne da sedurre e portare nel suo castello.

Non esitava ad uccidere mariti, fidanzati, compagni e familiari delle donne se questi si opponevano al suo volere. E come ciliegina sulla torta, dopo aver posseduto le ragazze le affogava nel mosto oppure nel vino, sostenendo che così la bevanda assumesse un sapore più dolce e invitante.

 Tuttavia, questo apparentemente invulnerabile mostro, aveva anch’egli i suoi punti deboli. Come già detto in precedenza, era allergico alla luce solare, inoltre non poteva bere acqua perché non la digeriva o, peggio, poteva esserne anche avvelenato, e detestava la fillossera, un temutissimo parassita della vite.

Infatti gli abitanti di Vicobarone e dei paesi limitrofi, la sera, dopo essersi barricati in casa, appendevano fuori dalla porta di casa dei tralci di vite infestati dalla fillossera, oppure mettevano sull’uscio una ciotola piena d’acqua.

Ogni tanto in passato, infatti, il Conte nelle sue scorribande notturne a caccia di donne, aveva fatto irruzione nelle abitazioni per rubare il vino alla gente.

 La popolazione soggiogata dal Conte scoprì per caso, nella seconda metà dell’ottocento, che la fillossera poteva essere un deterrente contro Maldracini, quando in quell’epoca ci fu una terribile invasione di questo insetto parassita, che per poco non distrusse tutti i vigneti della zona.

A causa della moria delle viti, in breve tempo il Conte esaurì le sue scorte di vino e anche quelle degli abitanti della zona scarseggiavano.

 Cominciò a deperire, invecchiando sempre più. Aveva ormai l’aspetto di un ultracentenario.

Proprio quando stava per morire, un suo fedele seguace, a cui era stata promessa l’immortalità se fosse riuscito a procurare del vino al Conte, riuscì a portare di nascosto una damigiana da 35 litri al Maldracini, il quale dopo averla bevuta, si ristabilì.

 Il fedele seguace però non venne ricompensato come tanto desiderava ma fu tradito e ucciso dal Conte; era stato semplicemente una pedina sacrificabile.

 Quando l’epidemia di fillossera venne debellata, i vigneti tornarono al loro antico splendore, proprio come Maldracini.

Maldracini faceva paura a tutti, nessuno aveva il coraggio di affrontarlo. Tuttavia in una vicina località, Castel San Giovanni, c’era un uomo che da tempo studiava il modo per sconfiggere il Conte.

 Si chiamava Melchiorre Balossi. Attraverso i suoi elaborati studi scoprì che per uccidere Maldracini  oltre al sole o a litri d’acqua da far bere al mostro, si poteva eventualmente infilzare il petto del conte con un paletto appuntito di rovere.

Melchiorre era l’unico che avrebbe potuto affrontare il Conte ed aveva anche una validissima ragione per farlo: suo padre era stato il fattore del Maldracini e dopo anni di umiliazioni e angherie si era ribellato al giogo del mostro tentando, senza successo, di eliminarlo infilzandolo con una forca da contadino

 Il Conte non poteva permette che un ordinario e insignificante essere umano osasse ribellarsi al suo potere, perciò decise di ucciderlo seduta stante per impalamento, prima che potesse nuocere ulteriormente.

 Melchiorre promise a se stesso e all’anima di suo padre, che avrebbe trovato un modo per uccidere quel mostro assetato di vino.

 Il giovane Balossi non aveva solo l’ossessione per Maldracini, praticava anche una vita normale, gestendo un grazioso e romantico agriturismo  a Castel San Giovanni e viveva con la sua moglie, una prosperosa ragazzona di nome Giulia, siciliana di origine, con lunghi capelli corvini e occhi azzurri.

 Maldracini sapeva che il figlio del Balossi voleva vendicarsi, così come sapeva che questi aveva una moglie, e che moglie!

 Una notte il Conte arrivò a Castel San Giovanni per rapire Giulia.

 La ragazza era solita, verso le nove di sera, andare a far visita all’anziano padre malato e vedovo. Lei passava un’oretta con lui dopodiché veniva Melchiorre a prenderla ed insieme tornavano a casa.

 Quella sera Melchiorre a causa di un contrattempo ritardò all’appuntamento. Giulia aveva fretta, doveva sistemare un sacco di cose in casa, per cui decise di tornare da sola. Maldracini la sorprese e la rapì.

 Giulia fece solo in tempo a lanciare un urlo che venne udito dal  vecchio padre. Melchiorre arrivò troppo tardi  e quando il padre di Giulia raccontò l’accaduto, il giovane capì che era giunta l’ora di affrontare e uccidere quel mostro.

 

Fine prima parte 

Black Erki

 

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