Maldracini: il ritorno (parte seconda)

 Il Conte Maldracini tornò nella cantina dove era prigioniero Melchiorre “in compagnia” di una ragazza molto attraente. L’aveva rapita a Creta, un paeselimitrofe. Non avrà avuto più di 20 anni.

 Mentre la rapiva il Conte l’aveva legata ed imbavagliata ed ora, questo sensuale “fagotto” veniva adagiato su di un’asse di legno appoggiata a due botti di rovere. Il Conte legò la ragazza all’asse e le strappò i vestiti di dosso.

Una volta denudata Maldracini abusò di lei. Melchiorre non poteva fare nulla poiché incatenato; cercava di liberarsi e gridava “Lasciala stare!”. Più la giovane e Melchiorre gridavano più il Conte godeva.

Giulia, partita dall’ agriturismo Piacenza,  arrivò al podere, cercò il marito ma non lo trovò. Vide però che la cascina era piena di candele accese e che non c’erano altre fonti d’illuminazione.

Impallidì ed il suo intuito femminile le fece capire che cosa stava succedendo, nonostante non ci potesse credere. Maldracini, il mostro dalla vigoria fisica eccezionale e dall’appetito sessuale insaziabile, aveva quasi ucciso la ragazza con la sua libido.

 La povera innocente vittima era esanime. Il Conte prese in braccio la ragazza e la portò via per affogarla nel mosto lì vicino. Melchiorre era psicologicamente distrutto; piangeva per non aver potuto far nulla. In quel momento arrivò Giulia che silenziosamente si avvicinò al marito.

 Con una forcina liberò dalle catene l’amato. Melchiorre rimase profondamente sorpreso da questa abilità della moglie. Giulia guardò il marito compiaciuta e con una voce calda e sensuale disse: “Ho delle doti che tu non conosci”.

 Melchiorre sorrise ma poi, ricordandosi in che situazione si trovava, intimò la moglie di scappare. Giulia, testardamente, s’impuntò: “Non me ne vado! L’altra volta mi hai salvata tu ed ora tocca a me, sono tua moglie!”.

 Melchiorre dovette constatare che la sua amata aveva ragione, tuttavia le disse “Ti prego fai attenzione! Se necessario scappa, ok?”. I due si abbracciarono e si baciarono ma le loro effusioni furono interrotte dalle grida della ragazza che stava cercando con le sue ultime forze di liberarsi dal mostro che la stava affogando.

Maldracini senza alcuna difficoltà, con un braccio solo, immergeva la fanciulla nel liquido inebriante; avrebbe potuto tenerla sotto finché non fosse morta, ma si stava divertendo a torturarla.

Melchiorre arrivò e lanciò in testa al Conte due bottiglie di pregiato gutturnio. Maldracini irritato, soprattutto per la perdita di due preziosissime bottiglie, lasciò perdere la ragazza e si scagliò contro Melchiorre.

Nel frattempo Giulia aiutava la ragazza ad uscire dalla vasca ed insieme si allontanarono. Il Conte, con un’abilità fisica sovrumana, senza sforzo alcuno raggiunse Balossi. Lo sollevò con tutte e due le braccia e lo lanciò contro una botte di rovere che si frantumò a causa del violento impatto.

 “Non imparerai mai!” gridò il mostro. Melchiorre si ruppe un braccio e rimase stordito, ma vedendosi circondato dalle schegge della botte, ebbe un’intuizione.

Maldracini si avvicinò a passo rapido verso Balossi. Quando il Conte allungò il suo possente braccio per afferrare il collo di Melchiorre, questi conficcò nell’occhio dell’avversario una grossa scheggia. Maldracini squarciò la Val Tidone con un urlo di dolore.

 Melchiorre scappò via come una lepre dalla cantina. Gli venne in mente la lotta ingaggiata col Conte due anni prima e gli sembrava proprio di ripetere le stesse azioni. L’unica differenza era che nella precedente occasione egli era armato.

Maldracini “l’Orbo” ruggiva dalla rabbia e dal dolore mentre inseguiva Balossi. Melchiorre, senza rendersene conto, si trovò vicino ad un pozzo. il Conte Maldracini notando ciò gridò: “Stavolta sarò io a gettarti in fondo al pozzo!”

 “Non credo proprio!” disse una suadente voce femminile alle sue spalle. Il Conte si girò di scatto e vide Giulia piantargli nel petto un paletto appuntito di rovere.

 “No! Non è possibile! Io non posso morire!” gridò con le sue ultime forze Maldracini prima di crollare a terra privo di sensi.

 Melchiorre corse da Giulia ed i due si abbracciarono. Poi Giulia prese una vanga dal magazzino-attrezzi del podere e decapitò il cadavere del Conte.

 “Ma che fai?!” chiese stupito Melchiorre.

“Non lo sapevi che non basta un paletto per uccidere un mostro come lui?! Bisogna poi decapitarlo e bruciarne il corpo!” disse Giulia sembrando una maestra che rimprovera un alunno impreparato.

Finita questa brutta avventura, ed eliminato stavolta definitivamente il Conte Maldracini, Giulia e Melchiorre tornarono alla loro vita normale e serena.

 “Una cosa non ho ancora capito? Dove hai preso quel paletto?” chiese Melchiorre, “Beh, dopo quello che è accaduto due anni fa, la sera non me la sento più di uscire di casa senza protezione. È come un preservativo: preferisco averlo e non averne bisogno che non averlo ed averne bisogno”.

 Gli anni passarono e nella Val Tidone regnò la pace e la tranquillità.

 Black Erki    

 

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