Dottor Gechi e Mr Wine (prima parte)

Tanto tempo fa a Vicobarone, un tranquillo paesello della Val Tidone, viveva in una grande villa, vicino al famoso agriturismo Piacenza,  uno stimato medico, il dottor Gechi.

Era il medico condotto della zona ed avendo curato tante persone con le sue premurose ed attente cure la gente lo amava. Il dottor Gechi era un uomo di mezz’età, rimasto vedovo dopo che la moglie morì in un incendio.

Gechi aveva tentato invano di liberare la moglie rimasta bloccata da una grossa trave che nell’incendio si era staccata dal soffitto della loro abitazione precedente. In quella occasione avrebbe tanto voluto avere solo un po’ più di forza fisica, quel tanto che bastava per sollevare la trave e liberare la sua dolce metà.

La poveretta morì asfissiata  a causa del fumo e Gechi tentò in tutti i modi di rianimarla, ma invano. Da quel momento Gechi si sentì inutile, tutti i suoi studi di medicina e la conseguente laurea a che cosa erano serviti se non ha potuto salvare la donna della sua vita?

Prese in considerazione l’idea del suicidio tanto era il suo dolore per la perdita. Per fortuna il buon senso prevalse anche se il dottore non si riprese mai del tutto. La perdita della moglie spinse il medico a trovare una formula per un farmaco che potesse migliorare le prestazioni fisiche di un individuo, sia in termini di forza fisica sia di immunità alle malattie.

Un elisir di lunga vita che fosse stato in grado di curare qualsiasi sindrome e morbo. Naturalmente non trascurò mai i suoi pazienti, anzi, il desiderio di guarire le patologie dei degenti era una spinta per trovare una cura ai malanni dell’uomo.

Quando non operava nel suo studio, il dottor Gechi passava il tempo nel suo laboratorio privato costruito nella cantina della sua villa. Ampolle, alambicchi, provette e bollitori riempivano la cantina. Il dottore lavorava, lavorava e lavorava senza sosta, mettendo a repentaglio la sua stessa salute pur di raggiungere il suo scopo, “Meglio così” pensò Gechi “almeno se sto male avrò un motivo in più per testare su me stesso il farmaco”.

Il dottore aveva dilapidato il suo patrimonio per le ricerche, tuttavia sembrava essere sul punto di ricavare la formula tanto desiderata.

Arrivò il momento di testare l’elisir. Era una notte turbata da un violento temporale con lampi accecanti e tuoni assordanti.

Gechi era al suo tavolo di lavoro dove poche ore prima aveva cenato con un pasto molto spartano: uova al tegamino, asparagi e gutturnio, il noto vino rosso della zona. Gechi portò a quel tavolo una piccola ampolla con dentro il misterioso liquido che se avesse fatto l’effetto tanto desiderato, sarebbe stato la panacea di tutti i mali.

Il dottore doveva essere sovra-pensiero quando l’improvviso tuono ed il brevissimo black out lo sorpresero spaventandolo e gli fecero quasi cadere la bottiglia di vino che stava spostando dal tavolo.

 Del vino si rovesciò sul tavolo e qualche goccia cadde nell’ampolla mescolandosi alla formula. Quando tornò la luce il dottore constatò il piccolo danno che aveva fatto “Ah! Guarda che pasticcio!” commentò.

Prese allora un panno e pulì. Poi rivolse nuovamente l’attenzione all’ampolla. La prese, la guardò per alcuni istanti augurandosi che andasse per il verso giusto, ed infine bevve tutto d’un fiato.

Il dottore rimase fermo, in attesa di sentire gli effetti. Fuori continuava a diluviare. All’improvviso una fitta allo stomaco colpì il dottore, “Argh! Uaaaahhhh!!!” Gechi ruppe la quiete della cantina con un urlo di dolore.

Lasciò cadere l’ampolla che si frantumò al suolo. Si tenne le mani sulla pancia, piegandosi in due dalle fitte. Dal cielo un fulmine gigantesco squarciò le nubi seguito immediatamente da un tuono fortissimo.

Ci fu un altro black out, stavolta più lungo. Le urla del medico erano cessate; l’unico rumore che si sentiva era quello delle apparecchiature da laboratorio in continua attività.

A un certo punto emerse una mano che si appoggiò bruscamente al tavolo. Aveva le dita tozze con unghie annerite ed a punta tanto che parevano artigli. Inoltre la mano era particolarmente villosa. Poi una sagoma si alzò a fatica respirando affannosamente.

La persona ansimante in quella cantina non era più l’affascinante dottor Gechi. Era un individuo dallo sguardo torvo, non come il medico dall sorriso rassicurante che tutti conoscevano. I capelli erano tutti in disordine e di colore biondo cenere, completamente differenti da quelli sempre pettinati e castani di Gechi.

Gli occhi avevano la pupilla dilatata e l’iride rossastra e non c’entravano assolutamente con i dolci occhi scuri del medico. Il fisico era diventato molto più robusto ed incredibilmente villoso, lontano mille miglia da quello asciutto e quasi glabro del dottore. La pelle aveva un colorito giallognolo, irriconoscibile dalla carnagione chiara del dottor Gechi.

Anche la voce aveva subito delle modifiche: da suadente e rassicurante era divenuta roca accompagnata da autentici ringhi. Questo essere nato dalla formula chimica del dottor Gechi si guardò intorno come se si trovasse in un ambiente totalmente estraneo. Inoltre aveva la gola secca dalla sete. Vide sul tavolo la bottiglia di gutturnio ed a quel punto il suo sguardo s’illuminò.

Afferrò violentemente la bottiglia e la tracannò. Poi, quando vide che l’aveva finita, ringhiò e la scagliò contro il muro. Ne voleva ancora. Sentiva che se non avesse bevuto altro vino sarebbe morto.

Quindi si scolò tutte le bottiglie che aveva in casa. Non soddisfatto uscì alla ricerca di altro vino.

 Per un attimo i fulmini del temporale gli impedirono quasi di lasciare la villa poiché gli davano fastidio, erano  talmente  accecanti da illuminare tutta la Val Tidone.  Ma la sete di vino prevalse, così girò per il paese in cerca della bevanda tanto ambita.

Fine prima parte

Leggi la seconda parte

Black Erki

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