DOTTOR GECHI E MR WINE (parte seconda)

Il vecchio Giovannino era conosciuto da tutti in paese. Era questi un anziano ottuagenario sempre in giro ad ubriacarsi. Il poveretto aveva alle spalle una storia non troppo dissimile da quella del dottor Gechi.

Tanti anni fa suo figlio Giorgio, un muratore di soli 22 anni, ebbe un tragico incidente e morì precipitando da un’impalcatura. Il trauma per la morte del figlio spinse Giovannino a bere. Tuttavia questo povero cristo, anche quando era in stato di ebbrezza, non faceva male a nessuno.

Quella notte nonostante il temporale, Giovannino era come al solito in giro per l’antico borgo di Vicobarone, col suo fiasco di vino, unico sincero amico. A un certo punto incontrò sul suo cammino il dottor Gechi, o meglio il suo alter ego. Giovannino, ubriaco, disse: “Ehi vuoi bere un goccio?” e gli porse il fiasco.

Il losco individuo afferrò il fiasco e se lo scolò tutto, “Ehi! Che fai?! Quello è il mio vino!” gridò Giovannino tentando di riprendersi il fiasco. Il sinistro figuro con una spinta fece cadere violentemente il vecchio che si ruppe una gamba.

Il mattino seguente il dottor Gechi si risvegliò nel suo laboratorio. Aveva riacquistato le sue sembianze. Era tutto sporco e soprattutto non ricordava nulla.

Mentre cercava di fare mente locale diede un’occhiata al laboratorio e notò, oltre al disordine, che in giro c’erano bottiglie di vino vuote. Ne prese in mano una e subito si rese conto che non era una delle sue.

 “Dove posso averla presa?” si chiedeva il medico. Mise a posto la cantina e si diede una sistemata facendosi doccia e barba. Uscì per far colazione ed acquistare il giornale.

Nella piazza principale notò che alcuni abitanti si lamentavano di essere stati derubati la notte precedente di alcune bottiglie di vino. Inoltre la notizia più grave era che il vecchio Giovannino era stato aggredito e ferito da qualcuno.

Giovannino ora si trovava a casa ma aveva bisogno di cure per la sua gamba rotta. Il dottor Gechi quando venne a sapere ciò si precipitò  dal vecchio Giovannino. Dopo aver prestato le cure al vecchio se ne tornò a casa.

 Il dottore cominciò a ricordarsi qualcosa della notte prima. Ogni volta che aveva un barlume di memoria una violenta fitta lo colpiva allo stomaco accompagnata da una irrefrenabile desiderio di bere ancora la formula testata la notte precedente. Gechi si preoccupò molto.

Nel frattempo, dalla locale caserma dei Carabinieri, il maresciallo Sarti, accompagnato dal brigadiere Ilardo,  andò a casa di Giovannino per fargli domande relative all’accaduto della notte prima.

Il vecchio, essendo stato ubriaco, non è che potesse essere un testimone molto attendibile. Inoltre bisognava considerare che era buio, pioveva e che il fatto accadde piuttosto rapidamente.

Tuttavia un particolare importante Giovannino se lo ricordava: le scarpe. L’aggressore indossava delle scarpe di cuoio marrone di ottima fattura, piuttosto costose.

Intanto anche la stampa locale s’interessò al caso e titolò: “MISTERIOSI FURTI DI VINO A VICOBARONE”. Il ladro venne ribattezzato “Mister Wine”.

Passò un giorno durante il quale il dottor Gechi stava sempre peggio e voleva ardentemente bere ancora la formula. Tuttavia era consapevole che qualcosa non era andato come previsto.

Analizzò alcune gocce prelevate dai resti dell’ampolla da dove aveva bevuto e scoprì cosa avesse modificato il principio attivo. L’effetto del vino creava dipendenza dalla formula. A causa di questa dipendenza le crisi di astinenza erano fortissime ed il dottore non riusciva più a controllarsi.

Così la sua volontà venne soggiogata dal vizio e la sera assunse nuovamente il suo intruglio, già allungato col vino. Di nuovo avvertì un dolore atroce e si ritrasformò.

 “Io sono Mister Wine” disse guardandosi allo specchio e lanciando una forte risata. Evidentemente il soprannome bizzarro creato dalla stampa era piaciuto al diretto interessato.

 Quella notte Wine rubò da un podere una damigiana da 35 litri di gutturnio e se la bevve tutta. Non soddisfatto irruppe nell’abitazione di una giovane coppia sfondando la porta d’ingresso con un semplice pugno.

Quando ciò avvenne, la donna gridò terrorizzata mentre suo marito per un attimo esitò e rimase paralizzato, non riuscendo a credere a ciò che stava vedendo: un mostruoso essere antropomorfo dallo sguardo assatanato con intenzioni tutt’altro che nobili.

Siccome in quel momento i due coniugi stavano cenando, l’uomo, ridestatosi dal suo breve torpore iniziale, afferrò il primo oggetto contundente che gli capitò tra le mani: un coltello.

Mr Wine intanto avanzava minaccioso verso la coppia. L’uomo gridò “Vattene mostro!”. Wine si lanciò contro l’uomo e prima che questi potesse difendersi si ritrovò con un braccio rotto. Lanciò un lancinante urlo di dolore.

Wine lo mise dunque al tappeto tirandogli un pugno talmente forte che l’uomo svenne.

La povera vittima non riuscì nemmeno a reagire. Wine lo guardava sogghignando e in un lampo gli strappò i pantaloni coricandolo sul tavolo della cucina con le chiappe all’aria. Il giovane uomo si ritrovò in posizione ovina privo di sensi.

Venne il turno della donna, la quale non aveva fatto altro che gridare. Quando vide però che suo marito giaceva sul tavolo inerme, lentamente scivolò a terra in un angolo della cucina. Piangeva e singhiozzava e non riusciva a distogliere lo sguardo dal corpo del marito.

Wine lentamente si avvicinò a lei. Aveva la bava alla bocca e con la sua voce roca sussurrò: “Buonasera. Le andrebbe di fare un bel gioco?”. Il mostro si slacciò i pantaloni mentre la povera donna singhiozzando terrorizzata disse  “Ti prego! Non lo fare, ti prego!”.

Wine brandendo il suo enorme fallo ignorò la donna lasciandola piangente sul pavimento della cucina, quindi si avvicinò al marito e abuso dell’uomo prendendolo contro natura.  La vittima, che nel mentre riprendeva i sensi, era così spaventata da non aver più la forza nè di ribellarsi nè di gridare aiuto.

Ogni tanto, mentre sentiva il mostro penetrarlo violentemente, gemeva. Mister Wine era un’autentica macchina del sesso. Per una buona mezz’ora abusò del povero uomo, ogni tanto tirandogli qualche ceffone o pugno.

L’esperienza fu così scioccante e traumatica per quella povera ed innocente donna che presto morì straziata dal dolore, mentre Wine stava ancora abusando del marito.

Quando Mister Wine ebbe terminato il suo amplesso, girò il collo dell’ uomo sino a spezzarlo, quindi, lasciato il cadavere sodomizzato sul tavolo, bevve tutto il vino presente in quella casa.

Il rumore e le grida delle vittime avevano attirato l’attenzione di alcuni vicini quando uno di loro vide Mister Wine mentre si allontanava dall’abitazione gettandosi nell’oscurità e sparendo tra i vigneti della Val Tidone.

 Fine seconda parte

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Black Erki

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