Dottor Gechi e Mr Wine (Terza ed ultima parte)

Il mattino seguente, mentre l’alba illuminava la Val Tidone,  Gechi si svegliò a casa, stavolta nel suo letto. Aveva qualche ricordo più chiaro rispetto alla volta precedente e questo lo turbò parecchio perché aveva capito di aver compiuto azioni orribili.

 Ne ebbe conferma quando la stampa locale titolò: “STRAGE A VICOBARONE. UCCISI DUE CONIUGI IN CASA. MISTER WINE E’ IL MOSTRO DELLA VAL TIDONE”.

L’unico testimone che aveva visto Mister Wine in faccia era ancora sotto shock e non riusciva a parlare dalla paura. Disse solo che gli abiti e le scarpe indossati dall’uomo erano molto eleganti e che una delle poche persone a vestirsi sempre così era il medico del paese.

Intanto le indagini sul luogo del delitto permisero di raccogliere brandelli di stoffa che le vittime avevano strappato dai vestiti dell’assassino durante la colluttazione precedente l’omicidio. Nuovi indizi che concentrarono i sospetti sul dottor Gechi, rafforzando così le dichiarazioni del terrorizzato testimone oculare.

Quando il maresciallo Sarti seppe che il terribile mostro che terrorizzava la pacifica Vicobarone poteva essere l’amato e stimato dottor Gechi non volle crederci.

“Non è possibile! Ci deve essere un errore!” disse incredulo Sarti; “No maresciallo, non c’è nessun errore. Sono proprio frammenti di stoffa uguale a quella usata per i vestiti del dottor Gechi, il sarto che confeziona gli abiti del medico, ha confermato di riconoscere quelle fibre.” disse desolato il brigadiere Ilardo.

Sarti conosceva bene il dottore, del resto in un paese di meno di mille anime è naturale conoscersi, più o meno, tutti quanti. Sarti e Gechi si conobbero anni addietro quando il maresciallo venne trasferito nella locale caserma.

Era giunto a Vicobarone proprio quando sua moglie terminava la gravidanza e fu proprio il dottor Gechi ad assistere la signora quando questa partorì. Fu un parto difficile perché le acque si ruppero all’improvviso, in casa, e non c’era tempo per portarla all’ospedale. Così il solerte dottore si dovette arrangiare ma fece partorire alla signora un bel maschietto.

Nel frattempo il dottore aveva pienamente realizzato quali danni ed effetti collaterali provocassero la sua invenzione. Si barricò in casa. “Ma che cosa ho fatto?! Io sono un dottore non un assassino! Io devo curare le persone non le devo uccidere!”; il senso di colpa del dottore era tale che nella mente gli balenò il pensiero di farla finita e pagare così per i crimini commessi. Voleva però essere ricordato come il dottor Gechi e non come Mister Wine.

Proprio mentre Gechi era afflitto dal senso di colpa ecco presentarsi a casa sua il maresciallo Sarti con alcuni agenti. Sarti bussò ma nessuno venne ad aprire.

“Dottor Gechi esca fuori! Sappiamo che è in casa!” gridò il maresciallo. Non ottenendo la collaborazione di Gechi gli agenti sfondarono la porta d’ingresso ed irruppero. Il medico sentendo che gli agenti erano entrati in casa bevve per l’ultima volta la formula.

Trasformato in Mister Wine tentò di uscire di nascosto da una finestra del laboratorio, ma uno degli agenti rimasti fuori dall’abitazione lo scoprì e gridò “Fermo!”. Wine con un balzo fulmineo saltò addosso al carabiniere il quale riuscì però a sparare un colpo di pistola ferendo ad una gamba il mostro.

Udito lo sparo il maresciallo e gli altri agenti si precipitarono fuori dalla casa. L’agente era steso a terra stordito ma illeso ed indicò dove si era diretto il fuggiasco.

Wine, zoppicante, si trascino verso i vigneti del paese. S’infilò tra i filari delle viti e mentre fuggiva, per un attimo, gli tornarono alla mente vecchi ricordi legati all’infanzia.

Quando c’era la vendemmia, in quei suggestivi paesaggi collinari tipici del piacentino, dove le colline sono un’infinita serie di strisce parallele di vigneti, ed il sole di settembre bacia amorevolmente i grossi e pesanti grappoli d’uva rossa, dalla quale si ricava l’ottimo gutturnio, oppure quelli d’uva bianca, che produce l’amabile malvasia o l’ortrugo secco, era una festa per tutto il paese.

Anche il dottor Gechi prendeva parte ogni anno alla vendemmia, l’aveva fatto per tutta la vita presso l’ agriturismo di una sua zia ricca, e fu proprio durante una vendemmia che conobbe la sua futura moglie. Quando ancora erano giovani ventenni capitava ogni tanto che lui e la sua ragazza, la sera, andassero a fare l’amore tra i filari.

Mentre fuggiva dolorante per la ferita, alcune lacrime gli solcarono il viso. Il maresciallo Sarti come un segugio si lanciò all’inseguimento del fuggitivo e ben presto lo raggiunse. “Fermo dottor Gechi! La prego,non mi costringa a sparare!” gridò Sarti puntando la pistola verso Wine.

 “Non sono il dottor Gechi! Io sono Mister Wine!” gridò l’individuo con la sua voce rauca; “Lei è in arresto! La smetta di opporre resistenza o aggraverà la sua posizione!” disse Sarti.

 Il maresciallo in quel momento avrebbe probabilmente preferito essere coinvolto in una sparatoria con dei rapinatori piuttosto che dover puntare l’arma ad una persona che aveva sempre visto come un uomo dedito al suo lavoro.

Sarti stimava davvero tanto Gechi perché, nonostante praticassero due professioni diverse, avevano in comune una cosa: aiutavano la gente.

Wine guardò per un attimo il maresciallo con uno sguardo triste, poi accennando un sorriso disse: “La prego mi perdoni, ma sono costretto a farlo!”

Il dottor Gechi/Mister Wine ringhiò minaccioso verso Sarti poi si lanciò contro di lui urlando. Il maresciallo premette il grilletto due volte colpendo in pieno l’aggressore.

Il dottor Gechi, con le sembianze di Mister Wine, disse con le sue ultime forze: “La prego, dica che il dottor Gechi è morto per colpa di Mister Wine” dopodiché spirò.

 Il dottor Gechi aveva sognato di trovare un elisir che potesse migliorare la salute della gente e sconfiggere ogni malattia.

 Ma il suo sogno, rivelatosi un’illusione per aver creato un autentico cocktail di malvagità e vizio, lo costrinse a porre fine alla sua vita, facendosi ammazzare per non dover più far del male a nessuno. Ora, perlomeno, riposerà in pace con la sua amata.

 Black Erki

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