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Capodanno piacentino

luglio 2, 2009

Ebbene sì, puntuale come sempre giunse l’ultimo dell’anno. Roberto e Luca, i fratelli Prandelli, organizzarono una festa di fine anno nel loro Agriturismo Piacenza a Vicobarone, una località dei colli piacentini poco distante da Castel San Giovanni, nella verde Val Tidone.

 Invitarono soprattutto persone di Milano, in particolare di Opera e Noverasco. Si ritrovarono tutti alle 15:00 del 31 dicembre a Opera dove sarebbero partiti poco dopo per la Val Tidone.

Il viaggio all’andata fu memorabile per alcuni fatti curiosi: innanzitutto c’era una nebbia da far spavento, talmente impenetrabile che in certi punti del tragitto i viaggiatori non riuscivano nemmeno a vedere l’interno dell’abitacolo delle loro vetture.

 All’altezza di Villanterio due ragazzi di nome Severino e Fausto, noti cannaioli e in quel momento visibilmente fatti, avevano alcune necessità fisiologiche da espletare. Così fermarono la loro auto sul ciglio della strada, scesero tenendosi per mano, poiché per via della nebbia non si vedeva nulla e non volevano perdersi, pisciarono e, barcollanti per via del fumo, rimontarono in macchina.

 Piccolo particolare: la macchina su cui salirono non era la loro ma quella di un travestito, anche lui fermatosi per una necessità fisiologica nello stesso punto. Di Severino e Fausto non si ebbe mai più notizia, anche se qualcuno sussurra che siano stati visti sulla Binasca e che abbiano avuto una svolta sessuale.

Verso Castel San Giovanni, un tale di nome Marinelli subì un controllo da una volante dei Carabinieri dell’unità cinofila. Gli trovarono nelle tasche 5 grammi di fumo. Fu arrestato e processato per direttissima ma, in seguito ad un errore giudiziario, gli diedero l’ergastolo e finì sotto il regime del 41-bis.

Dopo questi penosi incidenti la compagnia di circa 30 persone continuò senza problemi il viaggio. Beh, non proprio. Da Castel San Giovanni fino a Vicobarone il percorso era una serie infinita di tornanti e la comitiva ben presto riempì di conati la valle, senza contare che fino al giorno prima aveva abbondantemente nevicato.

I sopravissuti arrivarono finalmente a destinazione. Il podere dei fratelli Prandelli era davvero un bel posto con ettari di vigneti di loro proprietà. La festa si sarebbe svolta in un enorme capannone con annessi box per le auto, cucina e bagno.

 Verso le 20:00 accadde un fatto che fece girare le palle a tutti i presenti: i fratelli Prandelli presero le rispettive tipe e se le portarono a letto, proprio mentre alcuni ragazzi ebbero l’ingrato compito di preparare la cena ad una trentina di persone che cominciava a sbavare dalla fame.

Perlomeno il cibo era quello locale, quindi molto buono: qualche affettato e pisarei. A un certo punto mentre la gente mangiava fecero la loro comparsa le due coppie copulatici che fumavano la classica sigaretta post-amplesso.

Un certo Melchiorre per animare un po’ la festa fece un rutto, dopodiché iniziarono a volare peti, pane, fette di prosciutto e altro. Melchiorre in preda all’entusiasmo, e soprattutto dai 2 litri di gutturnio che aveva ingerito, prese una coppa piena di crema al cioccolato, che era la farcitura per il pandoro, e la buttò in aria. Una ragazza di nome Giulia, vestita completamente di bianco, seguì la parabola di 180° che fece la coppa e se la ritrovò in testa.

 Giulia fu letteralmente ricoperta di cioccolato. Melchiorre si avvicinò cautamente alla ragazza, prese un tovagliolo e le pulì il viso con altrettanta cautela. Giulia non diceva niente, stava immobile a fissare nel vuoto. Melchiorre sussurrò dolcemente alla ragazza: “Non temere, vedrai che in tintoria risolvono il problema”. Giulia squarciò lo chalet con un urlo e tirò bestemmie in ogni lingua.

 Melchiorre riuscì a fuggire ed a prendere il suo borsone che aveva in macchina. Mancavano venti minuti alla mezzanotte ed a quel punto Melchiorre aprì il borsone. Dentro c’erano: una tuta da sci, un paio di moonboots, un paio di guanti, un elmo di ghisa della Prima Guerra Mondiale ed infine ciò che contava di più per Melchiorre: i fuochi d’artificio.

Il ragazzo indossò i vestiti e cominciò a piazzare i fuochi nella neve oppure dentro bottiglie vuote. Si capì subito che le intenzioni di Melchiorre non erano quelle di mostrare un semplice spettacolo pirotecnico: egli voleva scatenare una guerra! Infatti disponeva di un intero arsenale bellico.

  A cinque minuti dalla mezzanotte lanciò la sua dichiarazione di guerra lanciando petardi contro le case vicine o addirittura dentro di esse. Notò alcune bottiglie di spumante lasciate fuori nella neve per mantenersi fresche e ne agguantò una. Poi si piazzò nella mini trincea che si era scavato ed attese.

Alcuni amici uscirono per vedere lo spettacolo, ma Melchiorre intimò loro di barricarsi perché stava per scoppiare un casino. Nessuno gli diede retta. Quando scoccò l’ora X partirono i tappi di spumante nel box. Anche Melchiorre stappò la sua bottiglia ed accese alcuni razzi posizionati strategicamente contro le abitazioni vicine, colpendo i bersagli.

 La risposta del “nemico” non si fece attendere ed anche il capannone dei Prandelli fu colpito. Gli amici di Melchiorre capirono che il ragazzo non scherzava e si barricarono in casa. Ormai Melchiorre era completamente preso dalla guerra, oltre che ubriaco. Gli amici lo guardavano seriamente preoccupati.

 Da una casa vicina, abitata da napoletani, partivano da una catapulta artigianale “palle di Maradona” contro il capannone dei Prandelli. Da un’altra abitazione erano sparati colpi di doppietta. Melchiorre si tolse l’elmo, lo gettò nella neve, si legò alla fronte una bandana, prese alcun razzi caricati al napalm e li puntò contro gli avversari.

 I razzi centrarono l’obiettivo. Le abitazioni divennero un rogo. Non contento Melchiorre tirò fuori la sua arma segreta. Una testata nucleare da mezza tonnellata per il colpo di grazia.

Purtroppo la stecca di legno necessaria per stabilizzare il razzo era storta così quando la testata partì arrivò a pochi metri dall’obiettivo, poi fece un ampio giro e tornò indietro, entrando nel capannone e colpendo la stufa a gas che riscaldava il posto.

 Il capannone saltò in aria con tutti gli occupanti, ed il boato dell’esplosione fu così forte da essere udito in tutta la Val Tidone.

Melchiorre aveva seguito  la scena a bocca aperta e quando vide i suoi amici sporchi e bruciacchiati disse: “Bella festa, però adesso devo proprio andare”.

 I Prandelli e gli altri si lanciarono al suo inseguimento per linciarlo. Melchiorre si nascose tra le vigne e non venne più ritrovato.

 Tre giorni dopo fu avvistato da un elicottero della Forestale mentre tentava di raggiungere la Svizzera attraversando le montagne. Fu scambiato per uno spallone e preso a fucilate nel culo.

 

Black Erki

 

 

Gli eventi narrati sono di pura fantasia, ogni riferimento a fatti o persone reali è del tutto casuale

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